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Al-Mahdi
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mwcaal-Mahdī, laqab di Abū ʿAbd Allāh Muhammad ibn ʿAbd Allāh al-Manṣūr (in arabo ﺍﺑﻮ ﻋﺒﺪ الله ﻣﺤﻤﺪ ﺑﻦ ﻋﺒﺪ الله ﺍﻟﻤﻨﺼﻮﺭ‎?; Baghdad, 743/745 – Māsabadhān, 4 agosto 785), fu il terzo Califfo abbaside, figlio di al-Manṣūr, e regnò tra il 775 e il 785.

Nato dal mwcwCaliffo mwdaal-Manṣūr, il giovane Muhammad fece la sua prima esperienza in politica operando come mwdqmwdgWālī del padre a mwdwRayy.

Contents

Note

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Origine del suo laqab

Molto amato dal padre, che non sapeva negargli nulla e che vedeva nel figlio un suo degno erede, al-Mahdī assai più benvoluto di lui dai sudditi per la sua nobiltà d'animo, la sua generosità (il padre, molto accorto nelle spese, acconsentiva a qualsiasi richiesta in denaro il figlio gli avanzasse), il suo coraggio e la sua avvenenza fisica. Al-Mahdī ricevette il proprio mwfalaqab dal padre che in tal modo volle controbattere alla pretesa dei seguaci dell'mwfqalide Muhammad ibn ʿAbd Allāh, detto mwfgal-Nafs al-Zakiyya (L'Anima Pura), che il loro paladino fosse l'atteso mwfwMahdi, destinato a restaurare il puro mwgaIslam, inquinato dalla malvagità umana (nel suo caso del mwgqCaliffo al-Mansūr che, a dire degli mwggAlidi, avrebbero usurpato il titolo califfale all'mwgwmwhaAhl al-Bayt dopo la comune battaglia contro il nemico mwhqomayyade).

Una tradizione vuole infatti (fino al giorno d'oggi) che il mwhwMahdi debba portare lo stesso nome e l'identico mwiamwiqnasab del mwigProfeta dell'mwiwIslam. Quello era il caso di mwjaal-Nafs al-Zakiyya, ma era anche quello del figlio di mwjqal-Mansūr, e il padre, difatti, volle che il figlio portasse il mwjglaqab al-Mahdī per disinnescare la potenziale arma propagandistica brandita dai suoi antagonisti.

Nel 764 al-Mansūr riuscì a convincere il nipote ʿĪsā b. Mūsā a rinunciare al suo diritto a succedere allo zio, grazie a generosi donativi nella regione a occidente di mwkaKufa. Il giovane al-Mahdī divenne quindi mwkqmwkgwalī l-ʿahd e poté quindi assumere il potere califfale senza problemi alla morte del padre nel 775.

Caratteristiche del suo Califfato

Il suo regno fu caratterizzato da moderazione e da buon senso. Innanzi tutto verso i "parenti" alidi, nei confronti dei quali al-Mahdī - al contrario di al-Mansūr - espresse tutta la sua benevolenza, sia con generose elargizioni (circa 30 milioni di mwlqmwlgdirham) alle popolazioni mwlwMecca e mwmaMedina, dove gli mwmqAlidi contavano il maggior numero di simpatizzanti,cite-ref-1[1] sia con la distribuzione ad essi di lucrosi incarichi a corte, specialmente a Yaʿqūb b. Dāwūd, nominato consigliere personale del Califfo.

Durante il suo Califfato cominciò ad esprimersi con tutta la sua forte potenzialità disgregativa la contrapposizione tutta iranica fra l'ambiente dell'amministrazione (il cosiddetto mwnwdīwān), gestito dalla famiglia dei mwoaBarmecidi, e quello militare della cosiddetta mwoqKhurāsāniyya, che aveva garantito la vittoria mwogabbaside all'epoca di mwowAbu l-Abbas al-Saffah e di suo fratello mwpaal-Mansur (padre di al-Mahdī). Il primo era infatti favorevole a una politica sostanzialmente di pace e di ordinato sviluppo della ricchissima, ma ancora alquanto disordinata, società califfale, mentre la seconda era comprensibilmente orientata a riprendere in pieno la politica bellicistica ed espansionistica che aveva fruttato in passato grandissimi bottini e onori.

Lo scontro tra dīwān e militari

Una piega negativa questa sotterranea tensione la conobbe grazie all'imprudente educazione che al-Mahdī volle far impartire ai suoi due figlioli avuti dalla sposa yemenita mwqaKhayzurān. Il primogenito Mūsā, il futuro mwqqal-Hādī, fu infatti seguito in modo particolare dall'ambiente dei militari, che così speravano di far prevalere i loro orientamenti nel momento in cui al-Hādī fosse succeduto al padre, mentre suo fratello mwqgHārūn, il futuro al-Rashīd, fu accudito dall'ambiente dei Barmecidi e, in particolare, dal suo mwqwtutore Yahyā b. Khālid al-Barmakī.

Si dice che la madre dei due giovani prediligesse Hārūn, ritenendolo maggiormente dotato di Mūsā e che insistesse col marito affinché mutasse di conseguenza l'ordine di successione al Califfato. Non abbiamo precise notizie in merito, ma certo il sospetto che l'ambiente dei militari fosse particolarmente scontento non può essere trascurato nel leggere l'improvvisa morte di al-Mahdi che, il 4 agosto del 785 fu trovato morto, col cranio fratturato, mentre era intento in una battuta di caccia a Māsabadhān, sui mwrgMonti Zagros:cite-ref-2[2] attività da lui particolarmente amata. L'assenza di testimoni e la spiegazione che la frattura sarebbe stata prodotta da un violento urto contro un grosso ramo di albero, mentre era all'inseguimento della sua preda, autorizzano i più forti dubbi dello storico imparziale, tanto più che un'altra tradizione parla invece di morte evidentemente violenta procuratagli col veleno da parte di una sua schiava, gelosa dei favori concessi dal Califfo a una sua altra concubina.

Note

cite-note-11. mwuqClaudio Lo Jacono, mwugStoria del mondo islamico (VII_XVI secolo) I. mwuwIl Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003, p. 170.
cite-note-22. Ibidem, p. 172.

Bibliografia

• mwwgṬabarī, mwwwTaʾrīkh al-rusul wa l-mulūk, mwxaIl Cairo, Dār al-maʿārif, 1960-69.
• mwxgHugh N. Kennedy, mwxwThe Age of the Caliphates, Londra-New York, Longman, 1986.
• mwyqCambridge History of Islam, a cura di mwygP.M. Holt, mwywAnn Lambton e mwzaBernard Lewis, 2 voll., Cambridge, 1970.
• mwzgClaudio Lo Jacono, mwzwStoria del mondo islamico (VII_XVI secolo) I. mwaaIl Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003.

Voci correlate

• mwbaMahdi

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) al-Mahdī, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.